(di Ciro Guglielmi)
Come potrete notare leggendo, in questo articolo ho preferito tralasciare l’eventuale adeguatezza e compatibilità degli attuali componenti in rosa con il modulo di Conte. La mia piccola analisi di gioco si è basata su quanto messo in mostra da Conte nelle sue precedenti esperienze. Tra l’altro, siete sicuri che Antonio riproporrà tutti i suoi “dogmi” anche da noi a Torino?!
Il personaggio. Bianconero nel sangue.
Ci sono quei personaggi predestinati, quella categoria di juventini a denominazione di origine controllata di cui Antonio Conte ne fa certamente parte.
Con Antonio parto dai numeri. In maglia bianco nera, in tredici stagioni ha vinto quindici trofei, molti da capitano. Cinque scudetti, una Champions League, una Coppa Intercontinentale, una Coppa Uefa, 413 partite e 44 gol. Insomma, più juventino di così?!
Torna dopo sette anni a Torino, dal 1991 al 2004 in bianconero, città che non l’ha mai dimenticato. “Quando dai tanto, i tifosi non dimenticano”, e come dargli torto?!
Bianconero nel sangue, umile e generoso, colto, educato, rivoluzionario e grintoso. Conte è stato un centrocampista ideale, quello che tutti gli allenatori vorrebbero nella propria squadra. Lo acquistò Boniperti dal Lecce, fu lanciato da Trapattoni e poi consacrato da Lippi. Non aveva i piedi di Platini, né quelli di Del Piero, ma un cuore grande così. Correva per tutto il campo come un dannato, si sbatteva e correva, correva e dava tutto. Se fosse ancora in attività nessuno avrebbe il coraggio di relegarlo in panchina. Altro che Sissoko, Melo, Aquilani e via dicendo..
Fu ad un passo dal diventare allenatore di Madama due anni fa. L’allora ds Alessio Secco pensò subito a lui per il dopo Ranieri. Sembrava tutto deciso, questione di ore, mancava solo la firma dopo ore di colloquio. Eppure tutto saltò. Il motivo? Antonio si presentò in sede con le idee chiare e decise, “se mi volete, fate come voglio io”, fu questo il suo messaggio di presentazione. L’atteggiamento deciso impressionò, negativamente, Jean Claude Blanc che decise di affidare la panchina ad un uomo più pacato e tranquillo come Ferrara. (Non me ne voglia Ciro. Un grande uomo. Son sicuro che anche lui farà una splendida carriera da allenatore). La storia ci racconta com’è andata..
A 24 mesi di distanza Antonio ha finalmente coronato il suo sogno. Ha firmato un contratto biennale con opzione per il terzo anno, guadagnando all’incirca 2,5 milioni di euro a stagione. Ha aspettato il suo momento, come sempre, quello giusto. La festa promozione con il Siena, l’attesa per la firma. Poi la Juve, la vera festa, quella che aspetta da una vita.
La sua gavetta da allenatore l’ha fatta prima nel Siena, poi Arezzo, Bari, Atalanta, quindi nuovamente a Siena. Due promozioni dalla Serie B alla A, due capolavori calcistici (con Bari e Siena per l’appunto). C’è chi dice che non è ancora pronto. Staremo a vedere. Conte ha sempre avuto un pregio, ha sempre volato basso e ha sempre lavorato sodo. Allenare Siena, Atalanta e Bari, (con tutto il rispetto) non è certamente come allenare la Fidanzata d’Italia. Sulla sua panchina ci si son seduti in molti. Tanti hanno vinto, molti hanno fallito. Partendo da Lippi e Capello, passando per Ancelotti e finendo con Del Neri. Il compito che gli spetta non è dei più semplici. “Conte è sempre stato un allenatore dentro, sin da quando giocava”. L’ha detto Nedved, mica un tapino qualsiasi. Come non credere alla parole di Pavel? Incrociamo le dita..
Il modulo. 4-4-2, o 4-2-4 che sia, rivoluzionario.
”Non sopporto i giocatori che sorridono al termine di una partita persa. Se diventerò l’allenatore della Juve al termine di ogni partita i ragazzi usciranno dal campo con la maglia sudata dopo aver dato il massimo. E sul campo che si deve dimostrare di essere degni della maglia che si indossa. So bene che quella della Juve è pesante ma credetemi, ha un fascino tutto suo. E’ unica, straordinaria, è stata la mia vita.”
In poche righe la filosofia di Antonio. Grinta e carattere. Lavoro e sudore. Chi non corre si faccia da parte.
Andiamo alla scoperta del “calcio-secondo-Conte”.
Come molti di voi già sanno, il modulo che Antonio predilige è il 4-4-2 (o 4-2-4 per i più creduloni).
Quattro difensori, due centrocampisti centrali e quattro attaccanti, o meglio due esterni e due punte.
Il 4-4-2 di Antonio è un modulo decisamente offensivo. Tuttavia nelle recite migliori, Bari e Siena, abbiamo potuto notare come l’offensività non va mai a scapito dell’equilibrio.
Rispetto all’esasperato tatticismo di Del Neri, dovremmo vedere una Juve decisamente più brillante in fase offensiva e compatta nel pacchetto arretrato.
Condizione necessaria per attuare il gioco “contiano” è la presenza di due terzini “bloccati” nella loro metà campo. Il loro compito sarà principalmente quello di difendere e coprire larghi spazi di campo, che necessariamente si apriranno davanti a loro a causa della scarsa copertura degli esterni di centrocampo. I terzini non si spingono mai oltre la trequarti e le sovrapposizioni sono quasi nulle.
La caratteristica richiesta ai difensori centrali è la qualità palla al piede. Nella fase di costruzione del gioco i centrali difensivi ricoprono un ruolo fondamentale. L’azione parte quasi sempre dalle retrovie, spesso con un possesso palla estenuante e paziente che in alcuni casi chiama in causa anche il portiere, con lunghe gittate o verticalizzazioni repentine a smarcare i quattro attaccanti.
Il punto critico riguarda i mediani, relegati ad un compito prevalentemente di copertura, filtro e capacità di rilancio sulle fasce. I candidati devono essere in grado di saper tener palla e gestirla, ma anche di garantire un forte gioco di copertura e pressing (la fisicità e la corsa, almeno per uno dei due centrali, è una caratteristica fondamentale).
Semplificando il tutto si può dire che la squadra difenderà in sei e attaccherà in quattro, ma quest’ultimi lo faranno per davvero. Essì, perché i due esterni di centrocampo sono delle vere e proprie ali d’attacco vecchia maniera, spesso “altissimi”. L’identikit porta a giocatori veloci, dotati di tanta corsa e capaci di saltare l’uomo ad ogni “puntata” (e se tornano a dare una mano in fase di copertura, ancor meglio). Quanto alla punte centrali, Conte gradisce che abbiano grandi qualità di palleggio e scambio nello stretto. Insomma, lo spettacolo è garantito..

