I miracoli lasciamoli ai santi (facendo gli scongiuri)

(di Ciro Guglielmi)

Conobbi Antonio Conte quattro anni fa. Era il 2008, in quell’anno allenava il Bari; qualche volta gironzolava per le strade del mio paesello in cerca di serate tranquille da passare con i suoi galletti. Fu uno di quegl’incontri casuali, insperati. Lo salutai amichevolmente, con un “grazie di tutto Antò”. Quel momento passò in un attimo, fu un istante. Forse ripensandoci, avrei dovuto liberare quell’irrefrenabile voglia di saltargli addosso. Lui le conosceva meglio di me quelle gioie passate in alto con le spalle davanti a tutti, rese profonde e nostalgiche da quello squarcio che chiamano “Calciopoli”. Ora è su quella panchina, come un cavaliere che torna a rialzare la sua Signora. Non sono uno che si lascia trasportare da facili entusiasmi, sia chiaro. La parola scudetto, noi juventini, ce l’abbiamo cucita addosso. Eppure dopo le cazzate (e scusate se è poco) fatte negli ultimi anni, sembra quasi proibitivo pronunciarla. Non capisco se è più una questione di paura o di scaramanzia. A chi non piace questa Juve? Agnelli e Marotta hanno creato un opera d’arte e Conte l’ha resa un capolavoro. Rabbiosa e orgogliosa su ricordi e tradizioni, plasmata sulla corsa e sul sudore. C’è tanto lavoro dietro a questa squadra, non è mica tutto frutto di un intervento divino: tutto meritato! Eppure la complessa psicologia di noi tifosi (e non solo), ci porta a indietreggiare. La parola “miracolo” non mi è mai piaciuta. Capisco la prudenza (quella ci sta tutta), ma arriva per tutti (anche per noi) il momento in cui ricominciare; e questo sembra l’anno giusto. Ritengo sia sbagliato continuare a nascondersi. Giocarsi un intero campionato credendo di essere un miracolo non è giusto, né tantomeno bello! Non mi sembra giusto nei confronti di una squadra che gioca il più bel calcio della Serie A, è imbattuta e ha la difesa meno bucata tra tutte. E’ un campionato molto strano, dove nessuno spicca (se non le grandi personalità, vedi Ibrahimovic. Che resta comunque un umano, sia chiaro) e nessuno scappa. Vincere non è mai facile, lo sappiamo benissimo, e il nostro capolavoro è ancora a metà. Ma sappiamo benissimo anche qual è il nostro vero obiettivo. Non riesco davvero ad immaginarmelo Conte che dice ai suoi giocatori di lottare per la Champions (non provate nemmeno a convincermi del contrario). Per carità, non gridiamolo ai quattro cantoni, ma se in questo campionato la Juve non è da scudetto, chi lo è? Se dopo un pareggio facessimo due semplici chiacchiere da bar con uno juventino qualsiasi, sentiremmo uscire dalla sua bocca solo parole rabbiose. Siamo tornati ad irritarci quando riusciamo a strappare un punticino, pretendendo ogni Domenica la vittoria. I miracoli non durano 25 partite e Conte lo sa bene. Fino ad oggi, quella del miracolo, è stata la molla che ci ha portato fin lassù; da domani potrebbe diventare un ostacolo. I miracoli esistono per nascondere i limiti. Credo sia arrivato il momento di uscire allo scoperto, non con l’arroganza dei più forti, ma basta con i miracoli. Leggendo nel web, mi ha colpito molto una frase: “Conte sembra quasi voler riscuotere in anticipo”. Non sono d’accordo. Io non credo sia così, anzi ne sono certo. Questa Juve è padrona di se stessa e Antonio è la juventinità fatta persona. Chiedo solo quel pizzico di consapevolezza in più. Quello che manca alla squadra per continuare il capolavoro. L’ingrediente indispensabile, secondo il mio modesto parere, per poter arrivare fino in fondo. Non so se vincenti o meno, ma vorrei poter dire alla fine dei conti di essercela giocata sapendo chi siamo. Nel frattempo zitti e pedalare (cit.). L’opera d’arte è appena cominciata.

Questa voce è stata pubblicata in Juventus, Secondo me.. e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>