Un Elkann di troppo

(di Ciro Guglielmi)

Parliamoci chiaro. In questo grande puzzle chiamato Juventus, i cui pezzi sono ancora tutti da ricercare prima di farli combaciare, possiamo dire con certezza che manca il pezzo più grande di tutti. Perchè se Madama, ormai da sei anni, è lontata dai suoi abituali obiettivi la colpa la si può attribuire a tutti (e dico proprio tutti), senza però prima averla attribuita a colui che di colpe ne ha più di tutti loro.
Per capirci, parliamo di John Elkann.
Sì, proprio lui. Il massimo dirigente della Juventus che nell’estate del 2006 è stato fatto sedere, con diritti e meriti scesi dal cielo, al comando della Signora. Quella Signora, fidanzata con quattordici milioni di italiani e non, prima fatta passare per troia (e scusate se è poco), poi massacrata in maniera belluina, e quindi svilaneggiata da tutti (o quasi).
Se un giocatore, a fine stagione, lo si giudica da quante volte la butta dentro, come si giudica un dirigente?
Badate chiaro, stiamo parlando del presidente di una delle squadre mito di tutto il Novecento italiano, mica di un misirizzo qualsiasi. Lo si giudica dalle scelte, dalle prese di posizione, dal carattere e dal raggiungimento o no dell’obiettivo (minimo o massimo che sia) posto a inizio stagione.

Partiamo dai risultati, che ovviamente vanno a braccetto con le scelte tecniche.
Dopo la risalita in Serie A si è passati da un terzo e secondo posto (con in rosa ancora gente del calibro di Del Piero, Camoranesi, Nedved, Trezeguet e Buffon), per poi finire nel baratro delle posizioni poco nobili (per intenderci quelle in cui ci bazzicava l’Inter, prima che inventassero un processo per farli ritornare a vincere qualcosa di più di una Coppa Italia e un pò di Coppe Uefa), settimo posto prima e quasi bis quest’anno.
E insomma, diciamocelo. Se quest’uomo affida la squadra a direttori sportivi, quali Secco e Blanc, che comprano gente come Poulsen, Almiron, Tiago, Andrade, Grygera e Knezevic (e perdonatemi se ne dimentico qualcuno), poi cambia cinque allenatori in cinque anni (Deschamps, Ranieri, Ferrara, Zaccheroni e Del Neri), quindi all’ennesima batosta si presenta in tv, al termine dell’assemblea Exor di pochi giorni fa, sostenendo un nuovo ennesimo progetto di rinascita che si completerà nel 2014… Beh, permettetemi di dire che quest’uomo naviga nella confusione più totale e che il primo passo da fare per ritornare quelli di un tempo, è levarci questo principino del cavolo di torno.
Se la matematica non è un opinione e se le parole di John hanno una base di fondamento, questo progetto di ricrescita dovrebbe completarsi tra 3 anni, che sommati ai 5 post Calciopoli fanno 8! Epperò, non male.
In una squadra vincente ci devono essere i fuoriclasse, quelli bravini e i gregari di turno, un buon allenatore e un ottimo preparatore atletico. Davanti a loro però ci dev’essere una società organizzata e più forte della squadra. Le società devono essere organizzate nei minimi dettagli, i giocatori per rendere al massimo devono capire di stare in un ambiente dove tutto funziona, per qualsiasi cosa dev’esserci una figura dirigenziale a disposizione. E’ così che funzionano le cose, in tal modo i giocatori sono più tranquilli, il lavoro diventa più facile. I dirigenti devono dare la sensazione ai giocatori di contare senza sbraitare, senza alzare la voce nei momenti difficili: basta la presenza. Un pò come la Juve vincente dell’Avvocato e del Dottore. Un mix di presenza, conoscenza calcistica e stile Juve.

Se ad oggi, dopo cinque anni di piccoli spiragli, il puzzle Juve sembra più monco di prima, il primo dito da puntare è proprio contro il virgulto rampollo. Mai si era visto, nella storia del nostro glorioso club, una figura talmente incompetente a ricoprire una carica così importante. Uno che ai microfoni parla perchè deve, farfugliando frasi vuote o al più confuse. Questo è il fattor comune che accompagna la figura dirigenziale juventina da cinque anni a questa parte. Lo sanno anche i sassi che John Elkann non saprebbe dire qual’è la differenza tra Iniesta e Martinez, Rinaudo e T.Silva.
E allora facciamo aprire gli occhi a chi fa finta di tenerli chiusi, prima che quest’uomo perda tutti i pezzi del nostro prezioso puzzle.

 

 

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